C’era una volta un ragazzo che ha frequentato l’università insieme a me. Quello che definisci genio, amante della logica, degli scacchi, della musica, della letteratura, della politica, dell’economia, del cinema e tutto il resto (e potete immaginare cosa sia, tutto il resto, a questo punto).
Uno così fatica poco a diventare uno dei miei migliori amici, se non il migliore. Facile poi, all’università di Confindustria, dove almeno tre quarti della popolazione, quando sente “bulgari”, pensa al gioielliere di via Condotti e non ad Aldo Giovanni e Giacomo. Per non parlare delle donne che sembrano avere una frattura al polso, sopra la quale posano la borsa di Vuitton che costa quanto lo stipendio di un metalmeccanico. Senza demagogia, è così. Costa anche quanto quattro biglietti per The Wall Live a Milano il 4 aprile 2011, due dei quali sono in mio possesso, ma non è questo il punto.
Il punto è che una persona del genere, ovviamente, fa carriera. Laurea in 4 anni spaccati, 110 e lode, contratto a tempo indeterminato in Barilla da neolaureato, nonostante Barilla abbia le assunzioni bloccate da tempo. Se non lo sapete, chiedete un po’ in giro: a livello aziendale, Barilla è una delle realtà più fantasmagoriche che esistano per uno studente di economia. Ti pagano l’affitto di casa se non sei di Parma, per dire.
Dopo un paio d’anni, decide di tornare a Roma. Uno così dove va? In Fendi, con lo stipendio ancora più alto e ancora maggiori responsabilità. Il suo valore lavorativo aumenta a dismisura giorno dopo giorno, tanto che viene mandato a ricoprire un ruolo semi dirigenziale ad Hong Kong per sei mesi. A ventinove anni.
Ventinove anni. C’è gente che è ancora fuori corso, a ventinove anni.
Bene. Costui, oggi, ha dato le dimissioni. Per un posto migliore? No.
Per prendersi un anno sabbatico. A marzo parte e fa il giro del mondo zaino in spalla.
Ovviamente coi suoi soldi, senza chiedere niente a nessuno. Ciao cravatte, ciao reporting, skills, challenge, improvement, management, profondità dell’analisi e tutte le altre minchiate di cui ci riempiamo la bocca giorno dopo giorno. Lui saluta, e se ne va. E’ già in contatto con due fattorie, una in Canada e una in Perù: in cambio del lavoro dei campi, gli forniscono vitto e alloggio.
Se non è avere le palle, questo, ditemi voi cosa lo sarebbe.