non sono come voi
non siete come me

*la follia, ma con stile

"antiomologata adolescenza torbida
meglio di dovere lavorare in fabbrica"

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“Non c’è nessun cielo, Cesonia.”

cesonia:

(continua da qui)

Camus scrive la prima versione del Caligola nel 1937, mentre l’Europa precipita nel vortice dei totalitarismi. Sembra scontato accostare la figura di Hitler a quella dell’Imperatore romano, ravvisando in quella fame di potenza e nella sua mostruosa affermazione l’ombra dell’uno e dell’altro. Si tratta però di una lettura fin troppo semplicistica dell’opera. 
La morte di Drusilla conduce Caligola a scoprire una disperata verità: la vita è assurda. La conseguenza di ciò è la rinuncia alla spensieratezza al fine di assecondare gli abissi dell’assurdo, scardinando ogni regola morale e politica pur di tener fede alla lucidità della scoperta fatta. Caligola non è folle, Caligola è lucido:

“Ho deciso di essere logico. Vedrete quanto vi costerà la logica. Il potere ce l’ho io. Eliminerò chi mi contraddice, e anche le contraddizioni”.

Ciò che terrorizza della figura di Hitler non è solo la sua follia omicida, ma piuttosto la capacità di aver dato concretezza a tale follia. Hitler ha realizzato un sogno (o almeno ci ha provato), il suo sogno, ed ha messo tutti in pericolo per questo. Non è sceso a compromessi con nessuno, non ha affievolito le proprie pretese assolute, non ha conciliato la sua volontà con quella degli altri. L’esaltazione esasperata di tali pretese ha fatto tutto il resto, con conseguenze decisamente ben note. Si tratta di un “puro”, in quest’ottica accostabile all’Imperatore perché anche Caligola ”fa ciò che sogna di fare”, come ci dice Cherea. Il terrore (o l’amore, visto dal punto di vista di Cesonia) di chi gli sta attorno gli consente di tradurre in azione i propri impulsi.
Al di là di queste facili osservazioni, Caligola si discosta quasi del tutto dal dittatore tedesco, o forse è meglio dire che lo “ingloba” in una tormentata denuncia che Camus rivolge a qualsiasi meccanismo assoluto di potere. Inoltre, e non da meno, Caligola compie un’autodenuncia. Si tratta di un atteggiamento che nessun Sovrano ha mai compiuto o potrebbe mai compiere. Riflette più volte sulle proprie azioni, è pienamente cosciente di ciò che fa e, soprattutto, delle motivazioni che lo sospingono: le sue azioni sono irrazionali perché la motivazione alla loro base è l’irrazionalità della vita stessa. Il suo agire è tiranno ma al tempo stesso profondamente grottesco (si traveste da Venere, tocca il sedere ai Senatori) e non perde occasione per denunciare questa farsa in cui è coinvolto.
E’ bene ripetere che Camus non sceglie Caligola a caso: l’imperatore è la summa di tutto ciò che regge la società dell’epoca, ed il rifiuto della sua stessa romanità (e di tutto ciò che quindi da essa deriva e ad essa fa capo) rende a dovere l’idea della tragicità di quanto sta accadendo. La lettura storica non deve andare oltre, né in riferimento all’epoca romana né a quella in cui vive e scrive Camus. La politica, nella sua accezione più stretta, acquista un ruolo marginale e la vicenda assume a rango di protagonista esclusivamente la mente di Caligola.
Come per Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini, la trama diventa metafora del potere in generale e la critica va rivolta al potere in quanto tale, chiunque ne sia il portatore. Nelle mani di Caligola è un potere indisciplinato, nichilista, sovversivo, un vero e proprio strumento per dare dimostrazione dell’irrazionalità della vita, per dar sfogo al proprio dramma interiore, al rancore verso l’ingiustizia di un mondo governato dal caso, dove gli dei non esistono. Ma egli stesso prova repulsione per questo sistema, lo critica e tenta continuamente di smascherarlo. Pasolini ci ha insegnato che ”nulla è più anarchico del potere”, perché fa ciò che vuole e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario. In questa ottica potremmo dire che Caligola mostra un atteggiamento anarchico nei confronti del suo stesso potere. Ma la visione camusiana dà risalto ad alcuni elementi che risultano imprescindibili nella comprensione del comportamento dell’Imperatore e che rendono la sua figura tanto peculiare quanto irripetibile: la poesia, l’arte e soprattutto l’amore. Il Caligola di Camus è un dramma umano, prima di qualsiasi altra cosa.

(continua)

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  10:13 pm  |   February 1 2012   |  5 notes  

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