Ora, c’è una facoltà alla quale si dà il nome di abilità; questa è tale da esser capace di fare tutte le cose che tendono al fine proposto e di raggiungerlo. Se dunque il fine è buono, essa è lodevole, ma se è perverso non è che furbizia. Perciò diciamo che sono abili tanto i saggi che i furbi.
(Aristotele, Etica Nicomachea, Libro VI, 13)