non sono come voi
non siete come me
*la follia, ma con stileantiomologata adolescenza torbida
meglio di dovere lavorare in fabbricaIl capitalismo ha i giorni contati. E io li sto contando.
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Pink Floyd - Who Was Trained Not To Spit On The Fan 7-6-1977
Nel 1977 i Pink Floyd erano una delle band più famose del mondo. Tralasciando i primi anni di Barrett e quelli delle sperimentazioni, nel 1973 arrivò The Dark Side Of The Moon (20 e più milioni di copie vendute, ancora oggi in classifica).
Il successo, come di consueto, li mandò fuori di testa. Ma poi arrivo Wish You Were Here. Altro successo planetario. La mazzata, per dei teneri egomaniaci come loro (Roger Waters in primis). Animals fu capito di meno, ma loro erano comunque “i Pink Floyd”. Per dire, Johnny Rotten in quel periodo indossò una maglietta con su scritto “I Hate Pink Floyd”, come segno di grande irriverenza.
Orbene, in questa situazione scoppiettante, i Pink Floyd partono per il tour “In The Flesh”, e vanno a suonare gli ultimi due album (Animals e Wish You Were Here) più qualche hit di The Dark Side Of The Moon. Waters era a pezzi. Come si potevano suonare “delle hit” se il suo era un concept album? Che senso aveva alienare dal contesto due canzoni da un album che parla di alienazione dal contesto (umano e sociale)? E non solo. I ritmi di quella vita da rock star, l’aver perso ogni umanità nell’aver abbandonato Syd, i contrasti col resto del gruppo che manteneva un’anima più “leggera”, mentre lui era lì per svelare al mondo quali erano i Veri Problemi… beh, tutto questo lo ha mandato fuori di testa.
Durante questo concerto, esattamente durante questo concerto, racconterà poi Waters, nacque in lui l’idea di scrivere The Wall, ovvero l’opera suprema di Waters, la sua visione del mondo, dei rapporti umani, della politica, dell’amore, della guerra, di tutto. Nasce dall’alterco avuto col fan, nasce dal fatto che Waters, spazientito, gli ha sputato in faccia. Quell’episodio in lui ha fatto maturare ad esempio l’intro di The Wall, quella “In The Flesh?” che ha lo stesso nome del tour durante il quale accade l’episodio incriminato, e che, nel film di Alan Parker, è rappresentata da Geldof che fa il cantante-dittatore per una folla adorante.
Gustatevi questo preziosissimo contributo, che oltre alla consueta musica stupenda (non so se vi rendete conto che ci sono TUTTO Animals e TUTTO Wish You Were Here) (!!!), è unico per i motivi che vi ho appena raccontato. Buon ascolto.
“L’obiezione più comune che mi viene fatta è “e se tutti facessero come te?”. Magari tutti facessero come me: MTV trasmetterebbe solo videoclip del Settecento, i registi italiani andrebbero a lavare i vetri ai semafori e il Papa sarebbe solo un ciarlatano come tanti.”
“Non si salva nessuno di questo nostro popolo di santi, poeti, evangelisti e twittatori compulsivi: al posto di Bersani e persino di Renzi direi “fatela finita, siete ridicoli, mi vergogno di voi”, è che purtroppo i tempi non sono ancora pronti per il ritorno di Lenin.”
“Quell’estate fu straordinaria. In vita mia non mi era mai successo niente del genere. Poteva capitarmi di andare a colazione fuori con mia moglie e sentire i nostri vicini di tavolo domandarsi “Cosa pensi ci sia nella botola?” Il fatto che io fossi una delle dieci persone al mondo a conoscere la risposta a quella domanda era molto fico.”
— (Damon Lindelof, co-creatore, produttore e sceneggiatore principale di Lost)
“Il web 1.0 è stato inventato per permettere ai fisici di condividere le proprie ricerche. Il web 2.0 è stato inventato per permettere alle persone di condividere foto di gattini.”
“Chiunque tratta come spazzatura la BBC dovrebbe essere obbligato a guardare la tv italiana, francese, tedesca o americana. Forse non quella tedesca. Di certo quella italiana.”